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Agriturismo2018-08-22T14:47:01+00:00

LA FAMIGLIA

Il Catrino e la famiglia Berti si “incontrano” nel 1939 quando la proprietà della Fattoria di Buriano (Barone De Rochefort) assegna il podere denominato Il Catrino alla famiglia di mezzadri che aveva come “capoccio” Quintilio nato a Montecatini Val di Cecina nel 1894. Il podere era uno dei migliori della fattoria e il padrone lo assegnò ai Berti conosciuti come gran lavoratori ma soprattutto con 5 figli maschi tutti giovani e quindi in grado di sfruttare al massimo le potenzialità del podere stesso.

La famiglia era composta da Stefanina (classe 1900) moglie di Quintilio e dai figli Terzilia (1919), Mario (1921), Fedora (1921), Terzilio (1923), Bruna (1925), Franco (1931), Enzo (1933) e Piero (1935). Subito dopo c’è la guerra che spinge al fronte come soldati i due figli più grandi di Quintilio, Mario e Terzilio.

Il passaggio del fronte nel 1944 costringe la famiglia Berti a sopportarne le classiche conseguenze che fortunatamente però si limita a tanta paura soprattutto per i bombardamenti aerei degli alleati dei quali restano ancora tracce evidenti con una grande buca nel bosco adiacente il podere. Come molte famiglie contadine, anche i Berti, durante e dopo la guerra, si prodigarono nel rifugiare e spesso nello sfamare tante persone dei paesi vicini. In campagna c’era miseria, ma un pezzo di pane si trovava sempre.

Un passaggio fondamentale per la famiglia fu la riforma agraria egli anni ’50, con la quale il Governo Italiano espropriò molti terreni ai grandi proprietari terrieri riassegnandoli alle famiglie dei mezzadri che avrebbero potuto riscattarli in 30 anni.

Nel 1954 i Berti diventano così proprietari del Catrino, un podere di circa 30 ettari con allevamento e vigneto. Gli anni ’60 producono un’altra svolta, il podere non era più sufficiente per il sostentamento di tutta la famiglia, perciò dopo le figlie di Quintilio che si sposarono lasciando il podere, anche 3 figli maschi fecero la scelta del lavoro dipendente.

Al Catrino restano Franco e Enzo con le loro famiglie. Le mogli, Dina (1937) e Maria (1935) sono entrambe marchigiane e vengono dallo stesso paese, San Ginesio (MC), trasferite in Toscana come tanti altri loro compaesani a seguito dell’assegnazione di poderi da coltivare.

Nel 1971 muore Quintilio e Franco, coadiuvato dal fratello Enzo, diventa il titolare dell’azienda.

Franco, ebbe una grande intuizione, capì che l’agricoltura era ad una svolta e che c’era la necessità di puntare sull’innovazione. Realizzò un allevamento di vacche da latte dotato dei più moderni accorgimenti tanto da diventare un esempio ed un modello per tanti altri allevamenti.

Un passaggio fondamentale per la famiglia fu la riforma agraria egli anni ’50, con la quale il Governo Italiano espropriò molti terreni ai grandi proprietari terrieri riassegnandoli alle famiglie dei mezzadri che avrebbero potuto riscattarli in 30 anni.

Nel 1954 i Berti diventano così proprietari del Catrino, un podere di circa 30 ettari con allevamento e vigneto. Gli anni ’60 producono un’altra svolta, il podere non era più sufficiente per il sostentamento di tutta la famiglia, perciò dopo le figlie di Quintilio che si sposarono lasciando il podere, anche 3 figli maschi fecero la scelta del lavoro dipendente.

Al Catrino restano Franco e Enzo con le loro famiglie. Le mogli, Dina (1937) e Maria (1935) sono entrambe marchigiane e vengono dallo stesso paese, San Ginesio (MC), trasferite inToscana come tanti altri loro compaesani a seguito dell’assegnazione di poderi da coltivare.

Nel 1971 muore Quintilio e Franco, coadiuvato dal fratello Enzo, diventa il titolare dell’azienda.

Franco, ebbe una grande intuizione, capì che l’agricoltura era ad una svolta e che c’era la necessità di puntare sull’innovazione. Realizzò un allevamento di vacche da latte dotato dei più moderni accorgimenti tanto da diventare un esempio ed un modello per tanti altri allevamenti.

Negli anni ’90 emerge la crisi degli allevamenti di vacche da latte, così Franco si orientò sulla produzione di carne. Sempre negli anni ’90 esplode in Italia ma soprattutto in Toscana il fenomeno economico-sociale dell’agriturismo. Franco, Enzo, con mogli e figli: Stefano (1961), Fausto (1962) e Massimo (1964), decidono di ristrutturare gran parte del patrimonio edilizio presente in azienda ed ormai inutilizzato per l’agricoltura per destinarlo all’agriturismo. Dopo tre anni di duro lavoro vengono realizzati 4 appartamenti e nel 2000 parte l’attività agrituristica. Dal 2012 la titolarità dell’azienda passa alla Società Agricola Il Catrino di Berti Franco, composta da Stefano, Fausto e Massimo.

Franco spesso si affaccia dal suo terrazzo da dove domina un’ampia parte della Val di Cecina e vede quell’aia che in pochi decenni è stata il palcoscenico della storia della sua famiglia e gli scorrono davanti agli occhi immagini di paura come quando i soldati tedeschi rubarono il bestiame e portarono via suo padre Quintilio, di fatica e di polvere perché sull’aia si trebbiava, di nostalgia perchè sull’aia si ballava e ci si divertiva con feste semplici. Ora su quell’aia c’è una piscina e i Tedeschi non sono più quelli del 1944 ma sono clienti e spesso amici che fanno il bagno e apprezzano la sua ospitalità.

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Agriturismo Il Catrino

Lasciando la A12 al casello di Rosignano Marittimo, proseguire in direzione di “Cecina” sulla superstrada “Variante Aurelia”. Prendere l’uscita “Cecina Nord” e poi seguire le indicazioni per Volterra (SS 68). Arrivati al km 20 della SRT 68, poco prima di Ponteginori, girare a sinistra e troverete l’Agriturismo Il Catrino.

Seguire le indicazioni per Cecina percorrendo la SRT 68. Oltrepassate il paese di Ponteginori e al km 20 esatto svoltare a destra e troverete l’Agriturismo Il Catrino.