Il Catrino e la famiglia Berti si "incontrano" nel
1939 quando la proprietà della
Fattoria di Buriano (Barone De Rochefort) assegna il podere
denominato Il Catrino
alla famiglia di mezzadri che aveva come "capoccio" Quintilio
nato a Montecatini Val di Cecina nel 1894. Il podere era
uno dei migliori della fattoria e il padrone lo assegnò ai
Berti conosciuti come gran lavoratori ma soprattutto con
5 figli maschi tutti giovani e quindi in grado di sfruttare
al massimo le potenzialità del podere stesso.
La famiglia
era composta da Stefanina (classe 1900) moglie di Quintilio
e dai figli Terzilia (1919), Mario (1921), Fedora (1921),
Terzilio (1923), Bruna (1925), Franco (1931), Enzo (1933)
e Piero (1935). Subito dopo c'è la guerra che
spinge al fronte come soldati i due figli più grandi
di Quintilio, Mario e Terzilio.
Il passaggio del fronte nel 1944 costringe la famiglia Berti
a sopportarne le classiche conseguenze che fortunatamente
però si limita a tanta paura soprattutto per i bombardamenti
aerei degli alleati dei quali restano ancora tracce evidenti
con una grande buca nel bosco adiacente il podere. Come molte
famiglie contadine, anche i Berti, durante e dopo la guerra,
si prodigarono nel rifugiare e spesso nello sfamare tante
persone dei paesi vicini. In campagna c'era miseria,
ma un pezzo di pane si trovava sempre.
Un passaggio fondamentale per la famiglia fu la riforma
agraria egli anni '50, con la quale il Governo Italiano
espropriò molti terreni ai grandi proprietari terrieri
riassegnandoli alle famiglie dei mezzadri che avrebbero potuto
riscattarli in 30 anni.
Nel 1954 i Berti diventano così proprietari del Catrino,
un podere di circa 30 ettari con allevamento e vigneto. Gli
anni '60 producono un'altra svolta, il podere
non era più sufficiente per il sostentamento di tutta
la famiglia, perciò dopo le figlie di Quintilio che
si sposarono lasciando il podere, anche 3 figli maschi fecero
la scelta del lavoro dipendente.
Al Catrino restano Franco e Enzo con le loro famiglie. Le
mogli, Dina (1937) e Maria (1935) sono entrambe marchigiane
e vengono dallo stesso paese, San Ginesio (MC), trasferite
inToscana come tanti altri loro compaesani a seguito dell'assegnazione
di poderi da coltivare.
Nel 1971 muore Quintilio e Franco, coadiuvato dal fratello
Enzo, diventa il titolare dell'azienda come lo è tuttora.
Franco, ebbe una grande intuizione, capì che l'agricoltura
era ad una svolta e che c'era la necessità di
puntare sull'innovazione. Realizzò un allevamento
di vacche da latte dotato dei più moderni accorgimenti
tanto da diventare un esempio ed un modello per tanti altri
allevamenti.
Negli anni '90 emerge la crisi degli allevamenti di
vacche da latte, così Franco si orientò sulla
produzione di carne. Sempre negli anni '90 esplode
in Italia ma soprattutto in Toscana il fenomeno economico-sociale
dell'agriturismo. Franco, Enzo, con mogli e figli:
Stefano (1961), Fausto (1962) e Massimo (1964), decidono
di ristrutturare gran parte del patrimonio edilizio presente
in azienda ed ormai inutilizzato per l'agricoltura
per destinarlo all'agriturismo.
Dopo tre anni di duro lavoro vengono realizzati 4 appartamenti
e nel 2000 parte l'attività agrituristica.
Franco spesso si affaccia dal suo terrazzo da dove domina
un'ampia parte della Val di Cecina e vede quell'aia
che in pochi decenni è stata il palcoscenico della
storia della sua famiglia e gli scorrono davanti agli occhi
immagini di paura come quando i soldati tedeschi rubarono
il bestiame e portarono via suo padre Quintilio, di fatica
e di polvere perché sull'aia si trebbiava, di
nostalgia perchè sull'aia si ballava e ci si
divertiva con feste semplici. Ora su quell'aia c'è una
piscina e i Tedeschi non sono più quelli del 1944 ma sono clienti e spesso amici che fanno il bagno e apprezzano
il suo vino.